Pensare fuori dagli schemi

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Articoli Koryu Uchinadi: Pensare fuori dagli schemi

“A volte non sai come adattarti fino a che non ne esci”

di Patrick McCarthy
traduzione dall’originale inglese di: Marco Forti
Questa traduzione è stata autorizzata dall’autore (la riproduzione di questo testo è consentita solo con il consenso scritto dell’autore)

Patrick McCarthy è uno studioso di Uchinadi(1) di 5ª generazione con un impeccabile lignaggio di istruttori okinawensi, a partire dal suo insegnante Kinjo Hiroshi(2) e dal suo maestro, Hanashiro Chomo(3), Itosu Anko(4) che lo precedette e dal maestro di quest’ultimo Matsumura Sokon(5) – storicamente i pionieri più in vista della tradizione.
Canadese emigrato in Australia, McCarthy ha studiato l’Arte del Karate fin dall’adolescenza, ha provato il piacere di una carriera competitiva eccellente(6) prima di imbarcarsi in un lungo viaggio quale ricercatore di settore in Giappone, dove è divenuto infine un autore di best-seller(7).

Persona che ha fatto dello svelare i misteri del Karate l’opera(8) della sua vita, Patrick McCarthy è convinto che il Ti’gwa(9) si sia evoluto come sintesi multiforme di non meno di quattro discipline(10) individuali, e che venne infine semplificato in una disciplina di impatto percussivo più pragmatica per servire quale veicolo di promozione della forma fisica e della conformità sociale(11).

Il Karate divenne, nel corso di molti anni, un microcosmo dell’austera società(12) nella quale venne forgiato, in particolare a seguito sia della sua trasformazione in attività ricreativa(13) durante un periodo di radicale escalation militare(14) che della profonda influenza esercitata dalla cultura(15) del Budo giapponese. Il Karate proliferò come pratica ritualizzata e regolamentata nel Giappone dell’anteguerra, raggiungendo l’apice della popolarità in ambito universitario(16). L’interesse straniero nel budo(17) accrebbe gradualmente nel corso del periodo post-bellico fino a diventare fortemente radicato nella cultura occidentale a partire dagli anni sessanta del secolo scorso.

Prodotto di questa estesa eredità, fu durante quel periodo di popolarizzazione nel corso degli anni sessanta che Patrick McCarthy iniziò a studiare Karate(18), ma dopo anni di studio(19) divenne insoddisfatto delle pratiche(20) applicative irrealistiche e dei contorti(21) standard(22) di insegnamento propri dell’allenamento delle 3-K(23).

In particolare si chiedeva spesso che valore avesse insegnare agli allievi come rispondere a tecniche schematizzate come pugno opposto, colpo col dorso del pugno e calcio laterale quando era chiaro che questi colpi non rappresentavano gli attacchi comunemente usati negli scontri violenti reali(24).
Ancor più importante, se il Karate riguardava solo colpire con pugni e calci(25), come pontificavano le più alte fonti(26), si chiedeva che bisogno ci fosse dei Kata(27).
Dato che i Kata contengono miriadi di tecniche(28), oltre al semplice colpire con pugni e calci, non poteva fare a meno di domandarsi quali fossero le intenzioni tattiche(29) originarie dei loro creatori(30).
Lo sfidare l’evoluzione storica e la veridicità pedagogica di questa tradizione ha fatto di McCarthy Sensei un eccellente educatore ed un bujin ispiratore (vedi anche La spada a doppio taglio).

Nel 1985, vent’anni di allenamento nelle arti marziali tradizionali mi avevano lasciato piuttosto frustrato in merito alle pratiche regolamentate, ai rituali inflessibili e alle ambiguità culturali. Non che non amassi le arti marziali tradizionali o che volessi lasciarle ma non potevo più accettare le interpretazioni moderne delle pratiche ritualizzate [cioè kata, hyung, xing – sequenze classiche coreografate/forme/modelli].
Di conseguenza iniziai a cercare un insegnante, uno stile o anche un’organizzazione che potesse insegnarmi le pratiche di combattimento originali e più funzionali in modo razionale, coerente e sistematizzato.
Stavo cercando qualcuno che potesse:
1. usare atti di violenza fisica realistici come premessa contestuale a partire dalla quale migliorare le mie abilità piuttosto che dipendere da scenari da pugno opposto derivanti dai regolamenti sportivi.
2. insegnare modelli difensivi prestabiliti ma pratici/funzionali attraverso i quali poter ricreare e negoziare efficacemente gli atti abituali di violenza fisica originali.
3. rivelare come tali modelli prestabiliti [vale a dire i rituali mnemonici che compongono le sequenze classiche coreografate] non solo culminino le lezioni già impartite ma, quando uniti insieme, offrano chiaramente qualcosa di più grande della somma totale delle singole parti individuali.
4. identificare chiaramente e dimostrare dove si trovano questi schemi mnemonici all’interno delle sequenze a base classica coreografate [trasmesse dalle arti marziali tradizionali] e come possono essere ricollegati agli atti abituali di violenza fisica.

Per quanto non ci fosse certo penuria di praticanti eccellenti, non trovai traccia di questi insegnamenti né in Giappone né ad Okinawa! Insoddisfatto, iniziai ad allenarmi in diverse discipline. Il cross-training aprì molte porte alle opportunità e nel contempo offrivano valide intuizioni, sia in riferimento all’allenamento che alla vita stessa, che non avevo realizzato in precedenza.
Basandomi su questa esperienza mi sentii ancor più determinato a trarre le mie deduzioni che risultarono nella definizione della Teoria degli Atti Abituali di Violenza Fisica [d’ora in avanti Teoria degli HAPV dall’acronimo dell’inglese Habitual Acts of Physical Violence, n.d.t.] e dei concetti degli esercizi a due persone. Queste scoperte mi portarono quindi a scoprire pratiche dimenticate e l’essenza di quello che insegnarono gli antichi maestri e, infine, a iniziare lo sviluppo del Koryu Uchinadi Kenpo-jutsu.”

Abitando e studiando in Giappone per molti anni, le sue ricerche lo portarono in Corea, Taiwan, Sud Est Asiatico e Cina dove entrò in contatto con molte delle maggiori autorità di diverse tradizioni marziali(31). Questi studi non solo migliorarono le sue abilità e la comprensione dell’arte ma lo portarono alla pubblicazione di importanti contributi(32) letterari e alla formulazione di una tesi brillante che chiamò Teoria degli Atti Abituali di Violenza Fisica (HAPV(33)).
Grazie al fatto di aver ripercorso le orme dei pionieri del Karate moderno, gli sforzi progressivi di McCarthy vennero riconosciuti(34) in Giappone. Infatti le sue credenziali di insegnamento provenivano dalle stesse fonti di quelle di Funakoshi, Miyagi, Mabuni, Ohtsuka, Konishi, Sakagami, Yamaguchi e Nagamine, per citare alcuni tra i luminari(35) più conosciuti.

Sistematizzando i risultati complessivi dei suoi studi in un corpo coesivo di pratiche didattiche, McCarthy Sensei ha recentemente sperimentato un’interpretazione dei kata nuova e altamente funzionale senza perdere nulla né delle strutture fondamentali né dei significati culturali.
Essendo un tradizionalista progressista convinto che i kata siano le originali capsule temporali del Karate, la sua formula attrae notevole attenzione in una tradizione normalmente dominata da grossi gruppi giapponesi e dalle loro emanazioni sportive internazionali.

Innovatore riconosciuto nelle pratiche applicative dei kata tradizionali, McCarthy Sensei è stato invitato ad insegnare le sue teorie in più di venti Paesi in tutti il mondo, tra cui Canada, USA, Venezuela, Trinidad, Irlanda, Scozia, Inghilterra, Olanda, Belgio, Germania, Austria, Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, Russia, Israele, Sud Africa, Kenya, Giappone, Italia, Australia e Nuova Zelanda. L’estensione delle sue conoscenze, la qualità dell’insegnamento, un approccio didattico anticonformista e la disponibilità a condividere hanno contribuito al fatto che questo formatore di insegnanti non giapponese, sia diventato uno dei maestri oggi più ricercati in tutto il mondo nella comunità del karate tradizionale.
Quando si parla di Kata e applicazioni pratiche sono davvero pochi gli insegnanti di Karate tradizionale che possano essere considerati meglio qualificati di McCarthy Sensei.

Ingegneria inversa
“Non possiamo risolvere I nostri problemi con lo stesso atteggiamento mentale che li ha creati.” (Albert Einstein)
Sia i maestri(36) okinawensi che quelli giapponesi hanno sempre sottolineato come il kata sia l’anima del Karatedo, ma malgrado questa testimonianza onnipresente le intenzioni difensive originarie sono rimaste ambigue e contorte(37). Avendo fatto dell’estrapolazione e dell’ingegneria inversa(38) un’arte, McCarthy Sensei ha utilizzato a lungo queste tecniche in congiunzione con la sua Teoria degli HAPV (atti abituali di violenza fisica) per scoprire come operano le idee sottostanti e i principi che governano i principi applicativi dei kata.
Nel libro «Karate Masters», Nishiyama Hidetaka afferma “Più tardi l’allievo deve connettere il principio all’applicazione. I vecchi maestri fecero esperienza di queste applicazioni.
Ciononostante il praticante deve studiare prima la forma esteriore, poi comprendere i principi, ed infine connettere il principio alla relativa applicazione
(39).”

Uno studio esaustivo delle prime pubblicazioni storiche e tecniche sul karate, l’analisi comparativa sui programmi dei diversi stili, il disassemblaggio dei kata tradizionali e il loro collegamento agli HAPV(40) sono diventati gli strumenti di riferimento attraverso i quali McCarthy Sensei ha effettivamente ricostruito i concetti tattici dei kata.

I modelli di risposta ritualizzati che culminano nei kata interessano due categorie principali, prese ed impatto (o combinazioni di entrambi).
Escludendo l’uso delle armi(41), il venire attaccati da dietro(42) o da diversi avversari(43), il confronto fisico può essere catalogato in moduli di studio/apprendimento individuali e collettivi.
Sebbene ci siano sempre variabili uniche in ogni incontro, i fattori comuni possono essere catalogati e le tecniche fisiche hanno sempre a che fare con il venire afferrati o colpiti.

Le tecniche di impatto percussivo comprendono pugni, calci, gomitate, ginocchiate, percosse, calpestii, testate e spinte. Le tecniche di presa includono proiezioni, immobilizzazioni, pressioni, soffocamenti e strangolamenti, corpo a corpo e prese dell’avversario per aumentare l’efficacia di un trauma da impatto.

Il considerevole studio di Patrick McCarthy lo ha portato non solo a catalogare queste verità – ovvie per quanto spesso dimenticate – ma anche a scoprirne la connessione con i kata e a sistematizzarle in semplici moduli di apprendimento. La presentazione informale che segue, delinea la sostanza ed il processo del tipo di seminari che conduce.

Seminario aperto
Un seminario aperto è mirato ad introdurre le ricerche storiche, i concetti teorici e le pratiche applicative funzionali sviluppate da Hanshi Patrick McCarthy. Di durata variabile da una singola serata (3 ore) a un giorno (6 ore) o ad un intero fine settimana (12 ore) un seminario aperto è studiato a beneficio di una platea di praticanti di diversi stili di karate tradizionale; spesso attrae proprio chi partecipa per la prima volta, indipendentemente dallo stile praticato.

Un seminario aperto inizia normalmente con una presentazione tipo conferenza sulla storia, filosofia e teoria meccanica del karate con particolare riferimento ai kata. Segue quindi una presentazione fisica dei concetti teorici e un riscaldamento leggero adatto al tipo di risultato atteso dall’allenamento giornaliero. Normalmente vengono insegnati diversi esercizi a due persone scelti a seconda del background stilistico dei partecipanti (ad esempio Shoto, Shito, Goju, Wado, Shorin, ecc…) e del tempo a disposizione (3, 6 o 12 ore).
Nel corso delle presentazioni più lunghe, della durata di un fine settimana, in cui il tempo disponibile è maggiore, Hanshi McCarthy dettaglia anche le origini, la filosofia e le strategie tattiche del Karate moderno attraverso le arti da cui deriva – Hsing del quanfa del Fujian (Toudi Kenpo kata), Ti-gwa (Boxe del Sud Est Asiatico del 19° secolo), Qinna (prese e controlli), Tegumi (corpo a corpo/prese) e la profonda influenza esercitata sulla pratica originaria di Okinawa dalla cultura marziale del periodo che precedette la Seconda Guerra Mondiale in Giappone (imposta dal Dai Nippon Butoku Kai).
La natura degli esercizi a due persone ideati da McCarthy possono essere distinti in due categorie. Alla prima appartengono le pratiche di condizionamento quali Tegumi(44) e Muchimi-di(45). Si tratta di esercizi per l’acquisizione della sensibilità finalizzati a condizionare il corpo attraverso prese e percussioni controllate. La vera natura di questi esercizi apre una prospettiva nuova ed affascinante rispetto al banale allenamento al Kihon.
Alla seconda categoria appartengono gli esercizi applicativi dei kata basati sui Kakushite(46), che si focalizzano su pratiche difensive pragmatiche e aiutano i praticanti a meglio comprendere la relazione tra le tecniche composite e astratte dei kata e la corrispondente teoria degli HAPV alla quale erano originariamente indirizzate.

Promozione internazionale collegata a McCarthy
Avendo partecipato a molte di queste sessioni di allenamento e avendo incontrato molti partecipanti stranieri, non è insolito sentire quanti siano i simpatizzanti soddisfatti da questo tipo di allenamento. È ancor più rassicurante sentire i partecipanti(47), soprattutto quelli che hanno viaggiato per centinaia di chilometri per studiare questi esercizi, esprimere la volontà di tornare per allenarsi ancora, anche se appartengono a stili(48) completamente diversi.
In questo campo Hanshi McCarthy continua ad avere la precedenza su chiunque altro.

Contrariamente alle critiche e al cinismo, McCarthy Sensei non è impegnato in una crociata per migliorare lo standard mondiale dell’allenamento nel karate secondo le sue idee e nemmeno sta sostenendo che il suo metodo di allenamento sia migliore di quello di altri o ancora che sia necessario diventare migliori combattenti, guerrieri, atleti agonisti o gladiatori senza regole partecipando ai suoi seminari.

Quello che sicuramente sta facendo, comunque, è fornire ai partecipanti(49) una miglior comprensione dell’arte tradizionale del karate e, nello specifico, far comprendere quali siano le logiche sottostanti alle pratiche applicative dei kata classici.

Punti di pressione
Come evidenziato nel Bubishi, le conoscenze fornite in questi tipo di seminario erano un tempo segreti ben custoditi dagli antichi maestri. Riguardano quelle aree del corpo umano anatomicamente deboli che possono essere oggetto del trasferimento di energia cinetica basato sui seguenti cinque principi:
Bersaglio (l’esatta struttura anatomica oggetto dell’attacco)
Strumento (quale parte del corpo [pugno, piede, gomito, ginocchio, punta delle dita, ecc…] viene usata per colpire)
Angolo (l’angolo seguito nel trasferimento di energia)
Direzione (la direzione seguita dal trasferimento di energia; esempio da dietro, perpendicolare, ecc…)
Intensità (l’entità del trasferimento di energia necessario a raggiungere il risultato atteso)

La presentazione dettagliata in questo tipo di seminario non solo migliora la conoscenza fondamentale delle strutture anatomiche ma approfondisce ed amplia la comprensione dei concetti di riflesso per ritrazione da dolore (PWR [acronimo dell’inglese Pain Withdrawal Reflex, n.d.t.]) e risposta predeterminata (PDR [acronimo dell’inglese Pre-Determined Response, n.d.t.]), due componenti preziose per comprendere come utilizzare la meccanica a supporto delle logiche dei kata.

Questa conoscenza fondamentale delle strutture anatomiche e delle loro funzioni di base, permette al karateka di meglio comprendere le logiche sottostanti alle strategie tattiche delineate nei kata. Parlando dei metodi di allenamento di Funakoshi, Okazaki Teruyuki Sensei scrisse: “Poiché era un accademico e una persona dalla mentalità scientifica, amava spiegarci il funzionamento del corpo e quanto fosse importante usare una tecnica specifica per attaccare ogni esatta parte del corpo.”(50)

Questo tipo di seminario tratta anche le implicazioni mediche legate all’uso delle tecniche di karate ed è consigliato ad ogni karateka serio che cerchi qualcosa in più di una rapida comprensione dell’arte.

Kuzushi, Nage e Ukemi-waza
(Rottura dell’equilibrio, proiezioni, cadute)
Sembra assiomatico che non sia possibile studiare l’arte della difesa personale, in particolare una disciplina basata sull’impatto percussivo come il Karate, senza imparare come proteggere se stessi dal cadere o dall’essere gettati a terra.

Sfortunatamente finire a terra, indipendentemente da quanto possa essere pensiero indesiderato, è qualcosa di molto probabile durante un confronto fisico.
Ukemi-waza è il termine giapponese che identifica le abilità associate all’apprendere come proteggere se stessi dal pericolo collegato all’impatto col suolo.
Come premessa allo studio su come rompere l’equilibrio dell’avversario con lo scopo di proiettarlo, un seminario con McCarthy Sensei su queste abilità inizia sempre con un’introduzione agli ukemi-waza; pratica obbligatoria per tutti i karateka. Questo tipo di allenamento non solo è divertente e altamente informativo ma aggiunge una componente vitale ad una parte altrimenti ignorata del karate inteso come arte.
A conferma del fatto che le proiezioni fossero parte dell’allenamento nel Karate classico, Okazaki Truyuki scrisse: “Funakoshi spiegava che molte delle applicazioni dei kata consistevano in tecniche di proiezione. Ma sottolineava sempre che prima di proiettare un avversario era necessario colpirlo con pugni o calci per finirlo“.(51)

Una volta appresi gli esecizi di base sugli ukemi-waza, Hanshi McCarthy introduce i principi di Tsukamite(52), Chinkuchi(53), Nigirite(54), Kakete(55), Kuzushi(56), Hikite(57), e Ashi/Tai-sabaki(58) con lo scopo di comprendere la meccanica sottostante alle tecniche di sottomissione e proiezione.
Presi congiuntamente questi principi sono di primaria importanza per lo studio della rottura dell’equilibrio. McCarthy Sensei ha estratto grazie all’ingegneria inversa non meno di 55 tecniche di sottomissione e proiezione dai kata classici, tecniche che culminano in uno splendido esercizio a due persone.

Katame-waza
(Lezioni su controllo/immobilizzazioni)
Il motivo per cui i katame-waza continuano ad essere le tecniche preferite da molte generazioni è perché sono strumenti estremamente efficaci nel controllare comportamenti aggressivi/violenti.

È sufficiente pensare a forze armate, agenti di polizia, sicurezza privata/professionale o diplomatica e agli agenti degli istituti carcerari; sono tutti formati nelle arti del controllo e dell’immobilizzazione.

Perché? Semplicemente perché è il modo più semplice ed efficace attraverso il quale guadagnare il controllo senza ferire mortalmente un avversario.

Pratiche fondamentali nello studio dell’autodifesa, McCarthy Sensei ha sottoposto ad ingegneria inversa i kata classici estraendo quasi 200 pratiche brutalmente efficaci, che culminano in tre esercizi a due persone.

Quale regola generale, le tecniche di controllo/immobilizzazione possono essere classificate in tre categorie:
1. Controllare/Immobilizzare un avversario con tecniche di soffocamento/strangolamento.
2. Controllare/Immobilizzare un avversario con tecniche di manipolazione delle ossa/articolazioni, rafforzate dalla pressione sulle cavità e sul tessuto connettivo.
3. Controllare/Immobilizzare un avversario attraverso tecniche di sottomissione a terra.

Shime-waza
(Strangolamenti-soffocamenti/sigillare il respiro)
L’arte di rendere inconsci attraverso il blocco del flusso di aria o sangue è forse uno degli aspetti delle pratiche applicative tra i più semplici da studiare. Imparare come soffocare un avversario fino a portarlo allo stato di incoscienza è un’abilità di grande valore nell’arte della difesa personale, sicuramente un’abilità da non ignorare.
Trasmessa attraverso i kata, quella dell’uso degli shime-waza è diventata – sfortunatamente – un’abilità persa nell’arte del karate, fino ad essere recentemente riportata in auge grazie agli sforzi di McCarthy Sensei.

Usando soffocamenti assistiti, non assistiti o rafforzati, McCarthy Sensei ha estrapolato 36 tecniche dallo studio dai kata classici organizzandoli in uno straordinario esercizio a due persone chiamato Shime-waza futari-geiko. Nel corso dei seminari sulle tecniche di soffocamento e strangolamento vengono esposte tutte le sue ricerche in questo campo nonché le implicazioni mediche e le relative tecniche di rianimazione.

Kansetsu/Tuite-jutsu
(Manipolazione delle articolazioni, prese su tessuto connettivo e pressioni sulle cavità)
Lo studio su come torcere ossa, bloccare articolazioni, afferrare parti deboli del corpo umano ed esercitare pressioni all’interno di cavità non protette dalla struttura scheletrica è stato a lungo visto come l’insegnamento interno del karate, riservato ai soli discepoli più avanzati di ogni maestro. Non solo queste pratiche sono brutalmente efficaci come strumenti di autodifesa, ma sono anche il mezzo che consente di distinguere tra chi conosce e chi non conosce realmente l’arte.

Scienza applicata
Anatomia funzionale e fisiologia
Un seminario su Kansetsu/Tuite-jutsu diretto da Hanshi McCarthy inizia con un’introduzione ad alcuni principi fisici di base. Anche se di primo acchito questa materia può sembrare scollegata, è in realtà un elemento integrante per realizzare applicazioni difensive efficaci. Con la conoscenza delle strutture anatomiche comuni e dei principi fisici di base, diventa possibile utilizzare con brutale efficacia concetti difensivi basilari, tratti dai principi di funzionamento di macchine semplici(59), agli arti, al collo e al busto. Per poter trasferire efficacemente energia cinetica su ogni data struttura anatomica durante un confronto difensivo , McCarthy Sensei presenta anche i concetti fondamentali di biomeccanica; specificamente illustra il modo più efficace per utilizzare la forza cinetica allo scopo esplicito di impedire la funzionalità motoria. McCarthy Sensei ha accorpato 72 tecniche singole, tratte dai kata classici, a culminare in un esercizio a due persone straordinario.

Ne/Osae-waza
(Lotta a terra e prese di sottomissione)
Un seminario su questi argomenti esplora l’eredità dimenticata del Karate – la pletora di situazioni tattiche che vanno oltre il colpire con pugni e calci.
Quando Hanshi McCarthy introdusse per la prima volta gli esercizi di Tegumi, più di dieci anni fa, i suoi detrattori lo criticarono prontamente dicendo che queste tecniche di lotta(60) erano sue invenzioni.
Qualche anno dopo i lettori ebbero l’opportunità di accertare l’evidenza storica dei Tegumi (forma di lotta plebea di Okinawa) dal libro di Nagamine Shoshin intitolato “I grandi maestri di Okinawa”, le critiche ed il cinismo vennero presto riportati all’ombra delle loro poltrone ingombre di tastiere e molti iniziarono addirittura ad adottare questa pratica.
Con l’aumentata celebrità e popolarità della famiglia Gracie e del loro Jujutsu brasiliano, il mondo del karate ha finalmente imparato a riconoscere l’importanza di quello per cui McCarthy Sensei veniva criticato e che insegnava regolarmente. McCarthy Sensei ha accorpato 72 tecniche di sottomissione in un singolo esercizio a due persone.

Il Bubishi
di Patrick McCarthy
Ora tradotto in francese, tedesco, russo, spagnolo, italiano e ceco.
Trattazione ed istruzione correlate ai contenuti del più importante documento storico sul Ryukyu Kenpo Karate-jutsu del diciannovesimo secolo e della prima parte del ventesimo secolo… “La Bibbia del Karate”
Senza dubbio il Bubishi ebbe un enorme impatto su molti dei pionieri del karate moderno.
Funakoshi Gichin (Shotokan) citò estensivamente il Bubishi in molte delle sue autorevoli pubblicazioni. Riferendosi a questo testo storicamente importante definendolo “La Bibbia del Karate”, Miyagi Chojun (Goju Ryu) trasse proprio da questo documento il nome del suo stile di Karate. Mabuni Kenwa (Shito Ryu) infine pubblicò una versione del Bubishi nel 1934.
Un seminario su questo importante manuale storico ne affronta la storia, i concetti, le connessioni alla medicina tradizionale cinese, la filosofia; inoltre approfondisce con particolare attenzione Happoren, Nepai, Rakkan-ken, Hakutsuru, le 29 pratiche di uscita e/o le 48 pratiche di postura. Poche persone al mondo sono meglio qualificate a presentare le lezioni contenute in questo testo di quanto lo sia McCarthy Sensei che ha speso anni nella ricerca del suo contenuto e ha curato e pubblicato la prima insuperata traduzione inglese offrendola al mondo occidentale.
Ulteriori informazioni e recensioni del Bubishi sono disponibili qui:
http://www.fightingarts.com/content02/bubishi_enter_1.shtml,
http://www.fightingarts.com/content02/bubishi_enter_2.shtml,
http://www.amazon.com/exec/obidos/tg/detail/-/0804820155/ref=ase_patrickmccarthor/102-8615807-6388146?v=glance&s=books,
http://www.book-reviews.info/Karate_Book_Reviews/0804820155.shtml

Gli esercizi di Motobu
Un’opportunità pratica di allenamento per studiare le tecniche pragmatiche di combattimento di Motobu Choki (1870-1944), senza dubbio il karateka più formidabile ad essere uscito da Okinawa.
In un periodo in cui l’intero settore del karate tradizionale sta cercando pratiche applicative più funzionali basate sui kata, una figura solitaria riappare dal passato di Okinawa fornendo a noi tutti intuizioni penetranti su questa arte eccezionale. Avendo appreso le sue competenze da personaggi del calibro di Matsumora Kosaku (1829-1898), Bushi Matsumura (1809-1899), Itosu Ankoh (1830-1915), Tokumine Pechin (1850-1910), Motobu Choyu (1865-1929), Sakuma Pechin, nessuno può negare l’impeccabile lignaggio di cui godette Motobu.
Tra i suoi studenti maggiormente degni di nota ci furono Chibana Choshin (1885-1969, Shorin-Ryu), Konishi Yasuhiro (1893-1983, Shindo Jinen-Ryu), Nakamura Shigeru (1892-1969, Okinawan Kenpo), Ohtsuka Hironori (1892-1982, Wado-Ryu), Ueshima Sannosuke (1893-1986, Kushin-Ryu), Nakama Chozo (1899-1982, Shorin-Ryu), Yamada Tatsuo (1905-1967, Nihon Kenpo), Kokuba Kosei (c1905-1959, Motobu-ha Shitoryu), Nagamine Shoshin (1907-1997, Matsubayashi-Ryu), Shimabuku Tatsuo (1908-1975, Isshin-Ryu), Kaneshima Shinsuke (1896-?, Tozan-Ryu), and Kaneshima Shinyei (1900-?, Ishimine-Ryu).
Avendo fatto dello studio su Motobu Choki, sulla sua storia e sui suoi insegnamenti
un’approfondita impresa, gli sforzi di McCarthy Sensei lo hanno portato a contatto diretto con coloro che hanno avuto direttamente o indirettamente dei collegamenti con Motobu Choki, inclusi Kuniba Shiyogo, Nagamine Shoshin, Miyahira Katsuya, Uehara Seikichi, Matsushita Kyocho, Konishi Takehiro, Kinjo Hiroshi e Iwai Tsukuo.

La recensione sulla pubblicazione su Motobu è consultabile qui:
http://www.fightingarts.com/reading/article.php?id=399

Oltre ad aver raccolto articoli originali, ritagli di giornale, fotografie, interviste e testimonianze pubblicate su Motobu Choki, a McCarthy Sensei si deve anche la sola traduzione inglese della sua pubblicazione del 1932 “Watashi no Karate-jutsu”, così come l’aver incluso, in tale pubblicazione, una sezione speciale che spiega gli esercizi di kumite (basati su Naihanchi/Bassai), pubblicati originariamente nel 1926. Poche persone al mondo sono qualificate per presentare le lezioni di questo pioniere storicamente importante … Patrick McCarthy Hanshi è certamente uno di loro.

Junbi/Seri e Hojo Undo
Un seminario sugli esercizi di riscaldamento/defaticamento e pratica con gli strumenti classici integrativi di rafforzamento.
Probabilmente tra le aree più trascurate del karate tradizionale, la conoscenza di corretti esercizi di riscaldamento e defaticamento è di vitale importanza per preparare il corpo alla performance ottimale, proteggendolo da potenziali infortuni e favorendone il recupero.
Il seminario condotto da McCarthy Sensei in quest’area presenta un programma bilanciato che fonde movimenti dolci per le articolazioni, stretching statico e dinamico, esercizi pliometrici e tensioni isocinetiche (senza ritenzione Valsalva del respiro).
La presenza di esercizi di riscaldamento e defaticamento ben bilanciati e strutturati possono fare la differenza nel programma di ogni scuola.
Gli esercizi con gli strumenti classici di rafforzamento (Hojo undo) possono migliorare le abilità individuali e influenzare considerevolmente la forza, la resistenza e la prodezza fisica in generale.
Antecedente all’ideazione delle attrezzature moderne per l’allenamento con i pesi, questi kigu (attrezzi) sono stati usati per generazioni nel Tanren (condizionamento/forgiatura) e rappresentano anche un’importante finestra sulla ricca e penetrante eredità della nostra tradizione.
Un seminario di questo tipo introduce i partecipanti alla storia e alle pratiche fondamentali del Makiwara (palo/tavola per allenare l’impatto), Nigiri-game (giare per le prese), Chi-ishi (pesi di pietra con manico) inclusi gli Ishi/tetsu-sashi (pesi a forma di lucchetti di pietra o ferro) usati come manubri, Makiage (rullo per i polsi), Tan (simile ad un bilanciere), Jari bako (contenitore con piccole pietre/fagioli), Ishi/tetsu-geta (sandali di pietra/ferro), Tou (fascio di bamboo, conosciuto anche con il nome di také), Kongoken (un attrezzo in ferro molto pesante dalla forma di un rettangolo arrotondato, introdotto nell’allenamento del karate da Miyagi Chojun dopo la sua visita alle Hawaii nel 1934, Tetsuarei (manubri in ferro), palla tesa, pera veloce, sacco pesante, palla medica e guanti da passata.
Studiando fin dall’adolescenza in questo ambito, McCarthy Sensei ha accorpato una lista impressionante di pratiche originali e contemporanee in uno studio completamente sistematizzato in grado di migliorare ogni programma.

Tegumi
(Esercizi a due persone per controllare, intrappolare gli arti e gestire il corpo a corpo)
Per quanto il Tegumi classico rappresenti la forma plebea di tecniche di lotta dell’antica Okinawa, Hanshi McCarthy ha ritenuto opportuno ricercare, collezionare, studiare ed includere sotto questo nome molti degli esercizi a due persone che ha identificato nel corso delle sue ricerche in varie tradizioni di combattimento del Sud Est Asiatico (incluso Silat, Arnis e quanfa del sud; ad esempio Mantide Religiosa del Sud, Gru Bianca, Pugno del Monaco, Wing Chun, ecc…).
Queste pratiche aiutano a sviluppare il tempo, la consapevolezza e la sensibilità – specialmente a breve distanza – usando mani, gomiti, ginocchia e testa.
Ha quindi sistematizzato e incluso nel suo programma di insegnamento una collezione unica di Kote-, Kashi-, e Tai-gitae/tanren (condizionamento di -braccia, -gambe, e -corpo), kakie (mani che spingono), esercizi di controllo ed intrappolamento degli arti. McCarthy Hanshi li utilizza per collegare le tecniche fondamentali ai corrispondenti temi difensivi e principi applicativi.
Pratica in rapida crescita, il Tegumi spalanca le porte alla scoperta delle applicazioni dei kata senza apporre sfavorevolmente la firma di uno specifico stile o sistema.
McCarthy Sensei ha estratto qualcosa come 36 esercizi a due persone dalla scuola antica del Karate, dal quanfa del sud e dalle discipline del SE Asiatico organizzandoli in un sistema di studio progressivo.

Muchimi-di
(Esercizi di sensibilizzazione detti delle “mani appiccicose”)
Fino a tempi relativamente recenti buona parte del mondo del karate credeva che queste pratiche dinamiche fossero limitate agli stili del sud del quanfa cinese e non avessero alcuna connessione col karate. La pubblicazione della traduzione inglese del Bubishi ha fornito ad un ampio pubblico l’evidenza che le origini del Karate risalgono – passando attraverso Okinawa – al quanfa del Fujian. Come risultato, le pratiche delle mani appiccicose ed i kosuri (sfregamenti delle braccia) sono stati ampiamente accettati.
All’avanguardia di un movimento interessato a collezionare e studiare esercizi di Muchimi-di, McCarthy Hanshi ha reintrodotto con successo molte di queste pratiche a due persone dopo averle scoperte negli anni passati come ricercatore impegnato nella pratica degli stili del Fujian da cui si è sviluppato il Karate.

Basato sul concetto di intrappolare le mani/braccia dell’avversario dopo un tentativo senza successo di afferrare o colpire, il Muchimi-di promuove l’acquisizione dell’abilità di controllare l’attaccante premendo continuamente, intrappolando o agganciando i suoi arti. Diversi esercizi promuovono le qualità migliorate dagli esercizi delle mani pesanti o appiccicose in posizioni radicate, comuni nel quanfa del Fujian.

Kata
(Modelli esempio e posizioni)
Probabilmente una delle principali ragioni comuni che garantiscono popolarità ai seminari internazionali in questi anni è il desiderio genuino di comprendere realmente la natura e le applicazioni dei kata tradizionali. Buona parte del successo di McCarthy Sensei è stato costruito negli anni grazie ai suoi seminari sui kata e sulle loro pratiche applicative altamente funzionali.

Un tempo pratica segreta ben custodita, è grazie ai kata che il karate, inteso come arte, è stato preservato e trasmesso fino ai giorni nostri. L’eredità culturale si fa risalire al suo progenitore, il quanfa cinese. Tristemente l’unica formula un tempo usata per aiutare a trasmettere le intenzioni contestuali che culminavano nel kata è stata persa nel corso del processo di modernizzazione del Karate che ha oscurato i principi delle applicazioni difensive originarie.
Si può affermare che la pedagogia nord-asiatica basata sui principi del Confucianesimo sia in parte responsabile della diffusa confusione sui kata. Specificamente, una cultura basata sullo studio e la replica dei “classici” piuttosto che sulla loro comprensione porta ad una graduale degradazione dei significati. Il risultato, sommato alla mistica culturale che ammanta le arti marziali, è stato il mancato riconoscimento degli scenari più logici presi in esame dal kata.

McCarthy Sensei approccia lo studio dei kata come configurazioni classiche. Nello specifico, il seminario sui kata fornisce un punto iniziale per gestire gli atti abituali di violenza fisica utilizzando le forme classiche praticante ai nostri giorni. Usando scenari contestuali, i partecipanti sono posti in grado di riscoprire il collegamento tra i movimenti ritualizzati dei kata e i corrispondenti principi difensivi, come era in origine, prima di dedicarsi all’analisi degli henka (varianti) relativi.
In aggiunta i partecipanti sono introdotti alla comprensione di una struttura-quadro che li mette in condizione di capire come i principi difensivi universali siano stati ritualizzati in modelli-esempio e come questi schemi siano stati infine configurati nei kata.
McCarthy Sensei insegna frequentemente applicazioni pratiche compatibili con kata praticati nella JKA o multi stile di tradizione JKF come Shito, Wado, Goju, ecc… Nello specifico Heian/Pinan, Tekki/Naihanchi, Hangetsu/Seisan, Bassai/Passai, Kanku/Kusanku, Nijushiho/Niseishi, Gankaku/Chinto, Gojushiho/Ueseishi, Saifa, Sepai, Sanseryu, Shisochin, Kururunfua, Suparinpei, Tensho, ecc… McCarthy Sensei ha passato anni raccogliendo, studiando ed insegnando una pletora di kata unici ed estratti da tradizioni antiche di Okinawa e da discipline minori ristrette ad ambiti familiari.

Diciassette kata fanno parte del curriculum principale del Koryu Uchinadi: Chokyu (Gekkisai/Shinshi), Happoren (Paipuren), Kume Hakutsuru, Yara Kusanku, Naihanchi (Tekki), Nanshu, Nepai (Nipaipo), Aragaki Niseishi (Nijushiho), Matsumura Bassai, Rakan-ken, Ryushan, Miyagi Sanchin, Aragaki Seisan, Aragaki Sochin, Tai Sabaki (versione Koryu Uchinadi), Aragaki Unshu e Wando (Wanduan).

Forse è William Dometrich, Chito Ryu 8° Dan e Hanshi del DNBK, ad aver meglio riassunto quanto sopra, affermando “Non solo sono colpito dalla profondità della sua [McCarthy] conoscenza delle radici storiche del Karatedo, sono anche piacevolmente sorpreso dall’incredibile profondità della sua conoscenza tecnica, competenza e abilità.”

Nelle parole del pioniere del Karate americano, 8° Dan Jundokan in Goju Ryu, Chuck Merriman, “La storia ricorderà i contributi di McCarthy semplicemente perché sono troppo importanti per essere ignorati.”

Kobudo
(L’arte dell’uso delle armi)
Un seminario sul kobudo introduce i partecipanti al raro stile di Kobudo chiamato Yamaneryu, come trasmesso da Kinjo Hiroshi Hanshi, attraverso il gran maestro Oshiro Chojo (1887-1935), uno dei discepoli maggiormente degni di nota del fondatore dello stile, Chinen Sanda (1842-1925).
Studente da lungo tempo di Richard Kim, McCarthy Hanshi ha studiato i principi dello Yamaneryu direttamente con Kinjo Hiroshi nel corso degli anni in cui risiedeva in Giappone.
I principi di base della pratica ed il programma sono stati significativamente arricchiti dalla fusione con le precedenti esperienze di McCarthy nel quanfa cinese, le qualità distintive del Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu, – come personalmente trasmessogli dall’ultimo Meijin, Sugino Yoshio (1904–1998) – e le brillanti innovazioni imparate direttamente da Inoue Motokatsu Hanshi (1918-1993) del Ryukyu Kobujutsu Hozon Shinkokai.
Come insegnato da McCarthy Sensei, questo stile riunisce una varietà di armi tradizionali Okinawensi (ad esempio bo, eku, sai, nicho-gama, tonfa, tekko, tanbo, tenbi/rochin, nunchaku, ecc…) in una pratica sistematizzata e coesiva.
Questo metodo unico rimuove le ambiguità tecniche spesso presenti in altre metodologie e si focalizza su un set di pratica completamente basato sulle applicazioni.
Un seminario con McCarthy Sensei, a meno che non sia specificamente dedicato alla trasmissione di un kata classico o alle relative pratiche di supporto, si focalizza su kata ed esercizi di bo o sai-jutsu: posizioni fondamentali, parate, intrappolamenti e deflessioni, movimenti circolari, cambi di presa, manipolazione del bo e movimenti del corpo insieme al fascino degli esercizi a due del Pechin kumi-bo/sai basati sugli insegnamenti unici di Sakugawa, Chinen Sanda, Tokumine ed Inoue.

L’arte perduta
McCarthy Sensei postula che le intenzioni originarie stabilite dai primi pionieri della nostra tradizione fossero quelle di far studiare agli allievi per prima cosa gli atti abituali di violenza fisica (HAPV) in modo che potessero comprendere come le strategie tattiche e le pratiche applicative erano state sviluppate ed impiegate. La nascita delle scuole di arti marziali commerciali forniva un ambiente sicuro in cui gli HAPV potevano essere sistematicamente riprodotti e le strategie metodicamente ricreate attraverso esercizi a due persone.
Questi sforzi venivano ripetuti con grado di intensità progressivo o esponenziale, a seconda delle attitudini individuali di ciascun allievo, fino a che si sviluppava una spontaneità funzionale e lo studente acquisiva la competenza necessaria ad utilizzare efficacemente i principi applicativi su ogni HAPV. Attraverso questo processo embrionale i primi insegnanti professionisti riconobbero i benefici della ritualizzazione in ricostruzioni a solo di queste pratiche difensive che portarono alla creazione di modelli di risposta individuale. “Il termine Kata significa ‘simbolo’ come l’ideogramma con cui è scritto. Il movimento fisico è solo un veicolo per comprendere ed identificare il principio interiore.”
Intese come meccanismi mnemonici, le risposte-tipo aiutarono gli innovatori a ricordare ed organizzare la pletora di strategie tattiche che stavano sviluppando. Quando le scuole di arti marziali divennero una tendenza in Cina, gli insegnanti di quanfa iniziarono a dipendere pesantemente da questi modelli che venivano utilizzati come strumenti principali nell’insegnamento.
Collegare miriadi di risposte-tipo permetteva agli studenti di esprimere diversi livelli di abilità mentre contemporaneamente miglioravano il condizionamento fisico, mentale ed olistico, rafforzando così il processo di apprendimento complessivo. Nello sforzo di stabilire e standardizzare i programmi di studio in queste prime scuole, i pionieri formalizzarono risposte-tipo univoche in forme geometriche creative. Questo fenomeno rappresentò la culla che portò alla luce i kata.
Comunque i kata non vennero originariamente sviluppati per impartire un insegnamento ma piuttosto per culminare quanto già appreso.
Questo atteggiamento cambiò radicalmente quando l’attenzione si spostò dal classico stile di istruzione uno ad uno o in piccoli gruppi a quello in cui ci si trovava a dover gestire immensi gruppi di allievi nei cortili delle scuole di Okinawa ad inizio novecento.
I programmi di studio vennero semplificati ed il kata divenne il principale strumento usato per promuovere la forma fisica e la conformità sociale nel sistema scolastico di Okinawa.

Opposizione e politica
“Non c’è niente di più difficile, più pericoloso da perseguire o più incerto nelle possibilità di successo, che promuovere l’introduzione di un nuovo ordine di cose. Poiché l’innovatore ha per nemici coloro che hanno primeggiato sotto le precedenti condizioni e timidi sostenitori in coloro che potrebbero far bene sotto le nuove.”

Come spesso accade l’opposizione alza la sua testa ripugnante ogniqualvolta viene sfidata l’ortodossia ed è evidente che, all’interno della comunità del Karate, ci sono persone che trovano le conclusioni di McCarthy ben poco attraenti. Non dimentichiamoci che “disprezzare prima di aver approfonditamente indagato ci rende servi dell’ignoranza” (Dott. John Ray).

Sfortunatamente si può affermare che un atteggiamento mentale iperprotettivo è la regola più che l’eccezione in questo settore. Detto questo è importante ricordare che “la verità non è determinata dal voto di maggioranza”, “né cambia semplicemente per mancanza di conoscenza, discredito o ignoranza”.

Trattandosi di una tradizione le cui origini e funzioni sono complicate dal mito e dal misticismo, il Karate moderno è esteriormente dominato da una diffusa mentalità ristretta e politicizzata, spesso fatta passare per salvaguardia della “purezza” di un particolare stile mentre in realtà è solo un modo per affermare l’ego, salvaguardare posizioni di potere/controllo e far soldi.

Questa animosità non ha fatto nulla per promuovere una più profonda conoscenza dell’arte e ha invece nutrito l’ipocrisia, la frammentazione e l’isolamento.

Considerato che il pensiero critico e l’eclettismo furono gli strumenti principali cui fecero ricorso i pionieri di questa tradizione, non stupisce che McCarthy Sensei abbia raggiunto questi livelli grazie alla sua capacità di pensare fuori dagli schemi “moderni”.

Ricercatori indipendenti, scrittori e giornalisti e popolari “autorità” che scrivono sul web possono influenzare la storia e la comprensione di questa tradizione in un settore completamente privo di regole.
Se da un lato i racconti di opinioni personali promuovono prospettive affascinanti, dall’altro testimonianze storiche non sorrette da evidenze probatorie, malintesi, ingenuità e presenza di secondi fini non fanno altro che destare sospetti.

È ironico che chi ha criticato McCarthy Sensei non sia mai stato in grado di fornire alcuna controevidenza a supporto delle proprie affermazioni di eresia, provando al contrario che le proprie obiezioni erano più il frutto di una sorta di obbedienza alla fede e al dogma di un certo stile che conoscenze basate su evidenze storiche.
I detrattori non sono mai andati oltre insinuazioni infondate senza essere in grado di far emergere alcuna evidenza a loro favore, mentre quelli che possono davvero fare la differenza continuano ad evitare di apportare i loro brillanti contributi.
Forse il lavoro di McCarthy Sensei è una testimonianza alla dialettica di Schopenhauer secondo cui “Tutte le verità passano attraverso tre stadi: prima sono ridicolizzate, poi violentemente contrastate ed infine accettate in quanto del tutto evidenti.”
A tal fine McCarthy Sensei incoraggia gli allievi a pensare sempre fuori dagli schemi e a cercare da soli la verità.

Conclusioni

Avendo semplificato il processo di ingegnerizzazione inversa dei kata attraverso la sua teoria degli HAPV (atti abituali di violenza fisica), McCarthy Sensei ci ricorda che il Kata è meglio compreso studiando la somma totale delle sue parti individuali. Forse è per questa ragione che la popolarità di Patrick McCarthy gode di una tale longevità in una tradizione dove pochi insegnanti realmente competenti vanno e vengono continuamente.
A detta di tutti la sua crescente popolarità è dovuta a quattro elementi: 1. Un genuino desiderio di meglio comprendere la vera natura dei kata; 2. La qualità dei suoi insegnamenti; 3. Il suo stile amichevole di insegnamento; 4. Un sincera disponibilità a condividere apertamente le sue penetranti intuizioni e la sua pratica.
Inoltre il suo approccio alla didattica aperto e supportato dall’atmosfera amichevole ed informale che promuove con la sua personalità carismatica, fa’ sì che la partecipazione ai suoi seminari sia vissuta non solo un’esperienza gratificante di apprendimento ma anche come un genuino piacere.
Costruito su principi senza tempo, il Karate è un modo per condizionare il corpo, condizionare la mente e nutrire lo spirito. Attraverso l’allenamento diligente è possibile migliorare lo stato generale di salute (finalità olistica), imparare come proteggere efficacemente se stessi (applicazione pratica difensiva), promuovere l’etica e la moralità (scopo sociale), scoprire e superare le debolezze umane (natura filosofica) e, infine, raggiungere la pace interiore (essenza spirituale).
Supportare ogni aspetto della sua pratica porta con sé un messaggio molto più grande del mezzo fisico attraverso il quale viene impartita. L’arte ci ricorda la nostra umanità, l’importanza di migliorare la qualità della nostra vita quotidiana e la nostra responsabilità nel contribuire al benessere di quelli che sono nella nostra sfera di influenza.
Hanshi McCarthy è un professionista dedicato che rispetta i valori onorati dal tempo e promuove sia il suo messaggio senza tempo che le pratiche applicative funzionali insieme ad una nuova generazione di ricercatori progressisti che cercano di comprendere meglio il karate tradizionale okinawense/giapponese senza paura di cercare la verità guardando oltre la cerchia del proprio gruppo ristretto.
Facendo eco alla saggezza di Funakoshi Gichin: “Il karate tradizionale è uno solo:il karatedo. Il Karate tradizionale è Budo. DOBBIAMO mantenere questa filosofia.”
Spero che questa presentazione vi abbia offerto una visione alternativa sull’arte affascinante del kata.
Se è così e desiderate ulteriori informazioni su come entrare a far parte di questo movimento innovativo oppure se volete organizzare un seminario nel vostro dojo, vi invito a contattare l’International Ryukyu Karate Research Society scrivendo a bujin@koryu-uchinadi.com Usando le parole di Krishnamurti: “Tutti noi stiamo lavorando insieme con spirito di reale cooperazione in cui non c’è un’unica autorità: è il nostro interesse nell’insegnamento che ci tiene uniti e ci aiuta a lavorare insieme.” Richieste e contatti sinceri sono sempre accolti calorosamente.

Solo ora che sto seguendo il sentiero del Koryu Uchinadi mi sto rendendo conto della profondità del dono che questo Karate ha da offrire. Se non avessi scelto di seguire questa strada non avrei mai saputo cosa stavo perdendo, avendo scelto di percorrerla sto ricevendo tutti i doni che ogni praticante di karate meriterebbe.” Richard Ouellette, Canada

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NOTE
1. Letteralmente “Mano di Okinawa” (cioè Okinawa-te). Popolarizzato nell’ultima decade è il termine locale okinawense che identifica il karate.
2. Editore della prima rivista giapponese sul Karate (1957; Gekkan Karatedo) Kinjo Hiroshi (1919) è un autore con molte pubblicazioni al suo attivo, uno storico molto stimato nella comunità giapponese del Karate tradizionale nonché maestro di 4ª generazione di Uchinadi che ha studiato sotto la guida diretta di Hanashiro Chomo, Tokuda Anbun e Gusukuma Shimpan. Il Maestro Kinjo ha studiato anche kobudo Yamane-ryu sotto la guida diretta di Oshiro Chojo, allievo prediletto di Chinen Sanda (1882-1942).
3. Hanashiro Chomo è stato l’autore del primo libro sul karate, pubblicato nel 1905 col titolo “Karate Kumite” nel quale Hanashiro usò per primo l’ideogramma che identifica il karate come arte a mano vuota (primo utilizzo del quale viene erroneamente accreditato Gichin Funakoshi). Kinjo Hiroshi è stato allievo anche di Oshiro Chojo, Gusukuma Shinpan, Yabu Kentsu e Tokuda Anbun.
4. Considerato padre del karate moderno, fu Itosu Anko (1837-1915) a semplificare le pratiche del quanfa in uso nel 19° secolo ad Okinawa e le introdusse nel sistema scolastico pubblico per promuovere la forma fisica e la conformità morale. È conosciuto soprattutto per il documento da lui redatto nel 1908, intitolato “I dieci precetti”.
5. Avendo studiato quanfa nel Fujian (Cina) e arte della spada giapponese a Satsuma (Giappone), Bushi Matsumura Sokon (1809-1899) è considerato il pioniere principale del movimento di arti marziali che gravitava attorno all’antico castello di Shuri.
6. All’epoca del suo ritiro dall’agonismo, nella metà degli anni ottanta, Patrick McCarthy aveva vinto più di duecento campionati open di forme, armi e combattimento ed era agonista di livello nazionale.
7. Tra le diverse pubblicazioni di McCarthy, il Bubishi è tra i best seller tra i titoli dedicati alle arti marziali dell’editore E. Tuttle’s.
8. Quando gli chiesero chi considerava essere il karateka più impressionante mai incontrato il veterano con oltre 50 anni di pratica e pioniere del karate in America, William Dometrich, scrisse: “Per quel che concerne gli storici devo dire Patrick McCarthy – lui è semplicemente incredibile”. Karate Masters di Jose M. Fraguas Pubblicazione unica 2001, pagina 84
9. In uchina-go (dialetto Hogan) il termine antico Ti-gwa identifica l’insieme delle locali arti marziali eclettiche.
10. L’interesse di Okinawa per il combattimento ad impatto percussivo con mani e piedi deriva dall’apprezzamento per la boxe siamese (poi diverrà Muay Thai) popolarizzata nel Sudest Asiatico nel corso del 18° e 19° secolo; Tegumi identifica l’antica eredità di lotta locale; Qin Na rappresenta l’arte dell’afferrare e controllare popolare tra forze dell’ordine locali, sicurezza privata, guardie del corpo del Re e guardiani carcerari; Hsing/kata sono le forme del quanfa cinese del Fujian (Toudi-kenpo).
11. Itosu Anko fu pioniere di una versione semplificate del quanfa che venne introdotta nel sistema scolastico di Okinawa ad inizio 900 come pratica aggiuntiva ai programmi ginnici. Itosu Anko evidenziò il valore fisico, morale e sociale del Karate nel 1908, quando scrisse al Minstro dell’Educazione e al Dipartimetno della Guerra: “Il Karate non solo rafforza e disciplina il corpo, quando e se vi è la necessità di combattere per la giusta causa, il Karate fornisce la forza di rischiare la propria vita a supporto dello scopo. (paragrafo 1) Lo scopo principale dell’allenamento nel karate è quello di rafforzare il fisico in modo che si possano usare mani e piedi come fossero armi. Il Karate coltiva il coraggio e il valore nei bambini e deve essere incoraggiato nelle scuole elementari. Non dimenticate quello che disse il Duca di Wellington dopo aver sconfitto l’Imperatore Napoleone: “La vittoria di oggi è stata raggiunta per prima cosa dalla disciplina guadagnata nei cortili delle nostre scuole elementari” (paragrafo 2) Dopo appena tre o quattro anni di sforzo incessante nel corpo avviene una grande trasformazione che rivela la vera essenza del karate. (paragrafo 3) Poiché l’allenamento nel karate rafforza muscoli ed ossa, migliora il funzionamento gli organi digestivi e regola la circolazione del sangue, il karateka gode normalmente di una vita più lunga e sana. Per questo motivo se il Karate verrà introdotto nelle scuole e praticato diffusamente potremo produrre capacità difensive senza limiti. (paragrafo 10) Itosu Anko concluse che, se e quando, il karate sarà diffuso in tutta la nazione, non solo ne beneficerà il popolo in generale ma diventerà un bene enorme per le nostre forze militari”.
12. Il karate può essere visto come una rappresentazione in miniatura della cultura in cui si è sviluppato. Riflettendo gli antichi rituali confuciani, l’ideologia sociale e politica inflessibile con la convinzione profonda e spirituale che il karate fosse profondamente influenzato dal Meiji Kokutai no Hongi. Basato sul Kojiki e sul Nihon Shoki (“Antiche cronache sul Giappone”) l’organizzazione politica nazionale imponeva l’assoluta obbedienza all’Imperatore, la prevenzione della democrazia, dell’individualismo e della libertà dei diritti. Venne rivista dal Monbusho (Ministro dell’Educazione) e ripubblicata nel 1937. Shushin – Aspettative educative (1880): l’oggetto principale dello Shushin era quello di imporre la lealtà all’Imperatore, l’obbedienza ai genitori, la dedizione per tutta la vita alla propria società. Nihonjinron: Teoria dell’unicità della razza giapponese.
13. Il Karate, come insegnato inizialmente da Funakoshi Gichin in Giappone, era limitato ai soli kata.
14. Il Karate venne dimostrato per la prima volta in Giappone nel 1917 (dimostrazione di Funakoshi Gichin e Matayoshi Shinko al Kyoto Butokuden), ed in seguito introdotto ed insegnato da Motobu Choki nel 1921, da Funakoshi Gichin nel 1922, da Miyagi Chojun e Mabuni Kenwa nel 1928 ed infine ratificato come forma del Budo giapponese nel dicembre del 1933. Questi anni ricadono nell’era giapponese della miniaturizzazione e c’è una teoria secondo la quale il Karate venne popolarizzato per supportare la macchina bellica giapponese.
15. In larga misura grazie agli sforzi di Konishi Yasuhiro (1893-1983) il karate venne introdotto all’ultra conservativo Dai Nippon Butoku Kai attraverso il dipartimento di Judo department dove venne forzato a conformarsi agli standar riconosciuti del Budo giapponese prima di essere ratificato come arte marziale ufficiale; [1. Eliminazione del prefisso (kara/Tou) che ne rifletteva l’origine cinese, sostituito dal termine (“kara”), che ne identificava meglio l’applicazione fisica. 2. Sostituzione del termine antiquato “jutsu”, che enfatizzava la sua applicazione combattiva, con il suffisso “do/michi” che evidenziava lo scopo olistico e nazionale. 3. Eliminazione dei vestiti informali per l’allenamento e loro sostituzione con l’uniforme standard di pratica derivante da quella del Judo. 4. Eliminazione della fascia di origine cinese portata attorno ai fianchi e sostiuita dalla obi (cintura) analoga a quella in uso nel Judo. 5. Adozione ufficiale del sistema dei kyu/dan. 6. Creazione di una pratica competitiva per testare la prodezza fisica e lo spirito combattivo.
16. Il Karate divenne pratica popolare inizialmente tra gli studenti delle Università Takashoku, Meiji, Keio e Waseda.
17. Ju-jutsu, Judo, Karate, Aikido, Kendo ecc.
18. McCarthy iniziò ka oratuca del Karate nel 1968 a 13 anni sotto la guida di Adrian Gomes a Saint John (New Brunswick), Canada.
19. Prima di intraprendere i suoi studi con Kinjo Hiroshi in Giappone, McCarthy Sensei studiò karate con Masami Tsuruoka nel 1970/71 (Toronto), Dave Chong nel 1972/73 (Londra), Dan Pai nel 1973 (Hartford), Wally Slocki dal 1974 al1977 (Toronto), ed infine con Richard Kim, dello Zen Bei Butokukai dal 1977 al 1987.
20. “Battere le mani sopra la testa può spingere il tuo avversario a lanciare un attacco di calcio improvviso e scoordinato.” Nakayama Masatoshi, serie Best Karate, (Unsu, Sochin e Nijushiho) pag. 140. Ohtsuka Hironori scrissse, “Naihanchi è composto da tre kata, Shodan, Ni-dan e San-dan, ma gli ultimi due sono pressoché inutili.” Wado Ryu Karate” di Hironori Otsuka. Traduzione inglese a cura della Masters Publication, Ontario 1997, pag. 72
21. Parlando degli standard di insegnamento ai tempi della diffusione del karate in occidente, il primo allievo straniero di Nishiyama Hidetaka, Ray Dalke, scrisse: “Iniziai ad insegnare subito, quello che imparavo durante una lezione, lo insegnavo nella lezione successiva.” Karate Masters di Jose M. Fraguas Unique publications 2001, pag. 34
22. Okazaki Teruyuki sensei scrisse, “Se usassi gli stessi metodi di insegnamento che seguivo quarant’anni fa’ non avrei nessun allievo oggi “. “Karate Masters” di Jose M. Fraguas Unique publications 2001, pag. 291.
23. Rule-bound practices based on kihon, kata & kumite with little or no relationship to the habitual acts of physical violence (HAPV).
24. Scenari di attacco sovraritualizzati e altamente inefficaci plagiano l’insegnamento del karate moderno. In molti casi all’aversario è richiesto di star immobile dopo aver colpito con un pugno opposto in attesa del contrattacco da parte del difensore!
25. Parlando di kata l’insegnante di Karate Wado Ryu, Signor Sakai disse a Mike Clarke, “Credo che lui (Ohtsuka Hironori) pensasse che il Kumite fosse più importante del kata. Anche in passato molti maestri non conoscevano il significato di alcuni movimenti nei kata. ” ‘Ricordi del Fondatore’ – un intervista con Sakai Sensei, 8° Dan, Wado Ryu condotta da Mike Clark, redattore dell’Australasian Fighting Arts magazine. Australasian Fighting Arts Vol 18 N. 4 (1996) pagg. 57-58.
26. Dopo aver studiato per cinquant’anni, lo stimato maestro di Shotokan, Okazaki Teruyuki sensei, scrisse nel suo Manuale di Karate Moderno, che, “molte delle tecniche dei kata non sono utili se non in termini di esercizio fisico.” Parlando di quel che si conosceva sui kata, negli anni quaranta, Hidetaka Nishiyama, in un’intervista pubblicata sulla rivista Fighting Arts International (N. 51), ricordava che molti dei suoi insegnanti si dimenticavano i kata e spesso dovevano ritrovarsi per unire i loro ricordi.
27. Nakayama Masatoshi scrisse in Best Karate – Volume 5, pag. 106, “Poiché questi (naihanchi) kata sono piuttosto monotoni, girate la testa in modo brusco ed energico.”
28. Colpire con pugni e calci sono solo due tra le miriadi di tipi di tecniche previste dalla pratica; le altre tecniche servono a controllare, intrappolare, colpire con altre armi anatomiche, afferrare, proiettare, soffocare e manipolare le articolazioni, ecc…
29. In risposta ad una domanda su come vennero sviluppati gli altri 5 kata dell’Uechi Ryu, il maestro Tomoyose raccontò ad una folla di entusiasti “Dopo la Seconda Guerra Mondiale erano così poveri che spesso diventava un problema trovare i soldi per nutrire le loro famiglie. Una delle poche cose che potevano fare era quella di organizzare dimostrazioni di Karate e chiedere agli spettatori una quota d’ingresso. Il problema era che facevano i tre kata un po’ di esercizi di rottura e un po’ di sparring ed era tutto finito.. gli spettatori erano scontenti perché non ritenevano che questo ripagasse adeguatamente il loro denaro, così Kanei Uechi, R. Tomoyose e i loro contemporanei si incontrarono per sviluppare nuovi kata in modo che le loro dimostrazioni diventassero più lunghe e le persone venissero invogliate a pagare per vederle…!” – Bruce Hirabayashi sul forum di discussione del sito Uechi-Ryu.com
30. Ray Dalke Sensei scrisse, “Sensei Nishiyama insegnava molto raramente il bunkai – infatti non ho ricordi di quando lo insegnò.” Karate Masters di Jose M. Fraguas Unique publications 2001, pag. 43
31. Gli insegnanti giapponesi/okinawensi maggiormente degni di nota sono Sakagami Ryusho, Kuniba Shiyogo, Inoue Motokatsu, Matayoshi Shinpo, Nagamine Shoshin, Miyazato Eiichi, Uechi Kanei (Uechi-ryu), Uechi Kanyei (Shito-ryu Kenpo), Higa Yuchoku, Higa Seikichi, Akamine Eisuke, Yagi Meitoku, Uehara Seikichi, Konishi Takehiro, Kinjo Hiroshi, Nakazato Joen, Nishihira Kosei, Tokashiki Iken, Murakami Katsumi, Kanzaki Shigekazu, Hisataka Masayuki, Shimabuku Eizo, Hokama Tetsuhiro, Nakamoto Masahiro, Matsushita Kyocho, Prof. Shinzato Katsuhiko e il suo insegnante Kishaba Sensei.
32. Le pubblicazioni di McCarthy includono il “Bubishi”, la traduzione del testo di Motobu Choki “Il mio Karate”, “Tanpenshu” di Funakoshi Gichin, “Le antiche arti marziali di Okinawa” (Koryu Uchinadi) in due volumi, le traduzioni dei due libri di Nagamine Shoshin “I grandi Maestri di Okinawa” e “Kata classici del Karate di Okinawa” ed una pletora di articoli storici, documenti tecnici, interviste ed una serie di video didattici.
33. Acronimo dell’inglese Habitual Acts of Physical Violence (atti abituali di violenza fisica) la teoria degli HAPV fornisce una premessa contestuale per spiegare come e perché lavorano le tecniche composite dei kata. Identificando e catalogando ogni HAPV in singole modalità di apprendimento collettivo, gli studenti hanno a disposizione l’opportunità di ricreare ogni atto di violenza fisica in un ambiente di studio sicuro con il fine di comprendere i principi sottostanti alle strategie tattiche classiche usate nei kata tradizionali. Rimuovendo l’attaccante da ogni esercizio a due e ritualizzando la parte a solo del difensore in un modello mnemonico è possibile scoprire gli elementi comuni usati nei kata. Quando nacquero le scuole “professionali” di arti marziali, questi modelli vennero formalizzati in configurazioni geometriche per stabilire programmi didattici in grado di culminare le lezioni difensive già studiate.
34. Oltre ad essere 8° Dan nel lignaggio di Kinjo Hiroshi, McCarthy Sensei ricevette la certificazione Renshi (1988) e Kyoshi (1994) dal Dai Nippon Butoku Kai di Kyoto e la certificazione Hanshi dalla World Kobudo Federation nell’aprile del 2004.
35. Funakoshi Gichin (Shotokan), Miyagi Chojun (Goju Ryu), Mabuni Kenwa (Shito Ryu), Ohtsuka Hironori (Wado Ryu), Konishi Yasuhiro (Shindo Jinen Ryu/Ryobukai), Sakagami Ryusho (Itosu-ha Shito Ryu), Yamaguchi Gogen (Goju Kai), e Nagamine Shoshin (Matsubayashi Ryu) furono alcune tra le personalità maggiormente degne di nota a ricevere riconoscimenti dal Dai Nippon Butoku Kai.
36. Pionieri dell’arte come Funakoshi, Mabuni e Miyagi hanno sempre sostenuto quanto segue. “Il kata è il karate. Tutte le tecniche sono contenute nei kata. Se guardate alla storia del karate, tutti gli antichi maestri svilupparono i kata sulla base della loro percezione del combattimento. I Kata originali hanno un immenso valore.” Karate Masters di Jose M. Fraguas Unique publications 200, pag. 280
37. “Il kata è il simbolo stesso del karate, per questo non cambia mai. Sfortunatamente il 95% delle persone non comprende i kata – solo i movimenti esteriori che sono irrilevanti senza adeguata comprensione. Ogni kata è il prodotto dell’esperienza del maestro che lo ha creato. Attraverso i kata i maestri trasmisero i principi del karate”. Karate Masters di Jose M. Fraguas Unique publications 2001, pag. 283.
38. L’ingegneria inversa è l’arte di analizzare il perché funziona un prodotto. Significa smontarlo e comprendere le parti che lo compongono. L’ingegneria inversa consiste nella dissezione informata, nel testare, comparare, analizzare e documentare dettagliatamente. Senza documentazione storica sui meccanismi dei kata e senza autorità qualificate a spiegarli, restano l’estrapolazione e l’ingegneria inversa, due tra le tecniche più pragmatiche utilizzate e promosse da McCarthy Sensei.
39. “Karate Masters”, di Jose M. Fraguas Unique publications 2001, pag. 280.
40. Utilizzando le regole della semplicità e della brutalità, McCarthy Sensei ha lavorato a ritroso partendo dagli atti abituali di violenza fisica per arrivare alle pratiche applicative difensive pragmatiche prima di contrastarle con le risposte ritualizzate in modelli esistenti tratte dai kata tradizionali.
41. Il Karate è una tradizione a mani vuote che venne originariamente sviluppata come meccanismo difensivo ad uso civile contro un attaccante disarmato; non venne mai sviluppato per essere usato dai soldati nei campi di battaglia né da atleti professionisti in arene competitive.
42. Come ci si può difendere da qualcosa che non si può vedere?
43. McCarthy Sensei concluse che le strategie tattiche culminate nei kata vennero sviluppate per essere usate principalmente nell’ambito di uno scenario in cui l’aggressione avviene da parte di un assalitore disarmato e le distinse in tre categorie: 1. Mutuo confronto; 2. Corpo a corpo, 3. HAPV: ad esempio testata, bear hug, presa del bavero, full nelson, ecc…
44. Originariamente designato ad identificare una forma plebea di lotta durante il periodo dell’antico Regno delle Ryukyu ad Okinawa, nel 1992 McCarthy Sensei assegnò a questo termine ormai desueto una collezione di esercizi di intrappolamento, controllo degli arti e condizionamento a due persone tratti da diverse fonti.
45. Muchimidi è un termine okinawense che descrive gli esercizi delle mani appiccicose/pesanti usati nel karate classico (stile antico).
46. Dal verbo “kakusu”: celare, nascondere (“Te” = mano, tecnica) Kakushi-te è il termine comunemente usato per descrivere ciò che non si può esplicitamente vedere; ad esempio kakushi-tsuki è un pugno nascosto.
47. È degno di nota sapere che molti degli allievi di McCarthy Sensei sono praticanti che dopo aver partecipato a seminari all’estero lo hanno seguito in Australia per studiare sotto la sua direzione.
48. Un mito diffuso sostiene che i partecipanti ad un seminario possano trarre beneficio solo da lezioni impartite da un insegnante del loro stesso stile. L’aver presentato i kata limitandosi alle pratiche difensive intrinseche, basate sugli atti abituali di violenza fisica ha consentito a Patrick McCarthy di distruggere razionalmente questo mito e ha consentito ai partecipanti ai suoi seminari di scoprire i veri segreti dei kata.
49. McCarthy Sensei ha ricevuto numerosissimi elogi da insegnanti di tutto il mondo; tra i più noti ricordiamo Wally Jay, Richard Kim, Chuck Merriman, Terry O’Neill, Harry Cook, William Dometrich, Vince Morris, Joe Swift, Dr. Milorad Stricevic e altri riportati qui: http://www.koryu-uchinadi.com/contents/en-us/d34.html
50. “Karate Masters”, di Jose M. Fraguas Unique publications 2001, pagg. 285/86.
51. “Karate Masters” di Jose M. Fraguas Unique publications 2001, pagg. 292/93.
52. Tsukamite si riferisce all’afferrare il corpo o un arto con lo scopo di evitare un colpo e sbilanciare prima di usare la stessa forza dell’avversario contro di lui, incrementando così l’efficacia dell’azione difensiva. P48 traduzione inglese del libro di Funakoshi Gichin “Karate-jutsu” Ed. Kodansha International.
53. La somma totale delle forze sviluppate dalle articolazioni interessate, combinata con il respiro per massimizzare la tecnica.
54. Si riferisce all’afferrare e scuotere l’avversario.
55. Si riferisce all’agganciare l’avversario con la nostra presa.
56. Si riferisce al rompere l’equilibrio dell’avversario.
57. Si riferisce alla tecnica di tirare (un polso, braccio, vestito) e torcere in modo da creare una vulnerabilità anatomica da sfruttare fisicamente. Torcere una mao dietro ai fianchi, movimento contenuto anche nei kata, è un esempio simbolico di questo tipo di tecnica.
58. Due termini che individuano il movimento delle gambe e del corpo.
59. Il cuneo, la leva comune, la vite, la puleggia e la ruota/asse.
60. Tra la prima ondata di shoot-fighters stranieri in Giappone, McCarthy Sensei combattè come shoot-boxer e lavorò anche per la UWF negli anni 1989-93 come allenatore/sparring partner per grapplers del calibro di Takada Nobuhiko, Tamura Kiyoshi, Gary Albright, Billy Scott, ecc..

 


Copyright © Patrick McCarthy
traduzione di: Marco Forti
Questa traduzione è stata espressamente autorizzata dall’autore
(la riproduzione di questo testo è consentita solo con il consenso scritto dell’autore)

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